martedì 23 agosto 2016

Ancora sulla definizione del “nemico”, nel rapporto “amico-nemico” - Critica della “discussione” (del “dialogo”) quale unica forma valida di azione politica (e religiosa). Carl Schmitt, Donoso Cortés e il Vaticano II.

Ancora sulla definizione del “nemico”, nel rapporto “amico-nemico”
Critica della “discussione” (del “dialogo”) quale unica forma valida
di azione politica (e religiosa).
Carl Schmitt, Donoso Cortés e il Vaticano II.

Avevamo riportato [qui] una citazione di Carl Schmitt : A proposito dell'islam come nostro nemico storico, che si considera tale ma che non si vuol più riconoscere.
Ringraziamo Paolo Pasqualucci per questo approfondimento.

Riprendo un altro passo da Il concetto del Politico, del 1932, un’opera fondamentale della filosofia politica contemporanea. Ciò va detto anche se, allo stesso modo del sottoscritto, non si condivide il concetto (solo) decisionista della sovranità elaborato dallo Schmitt (“Sovrano è chi decide dello stato d’eccezione”), delucidando questo concetto solo un aspetto del potere sovrano. Ma Schmitt ha indubbiamente colto un elemento essenziale della realtà politica nel rapporto di “amico-nemico”, ricco di complesse articolazioni nonostante la sua struttura dualistica, e comunque concetto che libera il campo da molte ambiguità.

“I concetti di amico e nemico devono essere presi nel loro significato concreto, esistenziale, non come metafore o simboli; essi non devono essere mescolati e affievoliti da concezioni economiche, morali e di altro tipo, e meno che mai vanno intesi in senso individualistico-privato, come espressione psicologica di sentimenti e tendenze private. Non sono contrapposizioni normative o “puramente spirituali”. Il liberalismo ha cercato di risolvere, in un dilemma per esso tipico […] di spirito ed economia, il nemico in concorrente, dal punto di vista commerciale, e in un avversario di discussione, dal punto di vista spirituale. In campo economico non vi sono nemici, ma solo concorrenti; in un mondo completamente moralizzato ed eticizzato solo avversari di discussione.

lunedì 22 agosto 2016

La Madonna è tornata visibile a Rimini

Ci ha pensato un sacerdote percorrendo, tra i visitatori i padiglioni del Meeting
Ieri, mentre sui giornali impazzava il caso della statua della Madonna scomparsa dallo stand dell'editrice Shalom, c'è chi ha pensato bene di ridare alla Vergine la visibilità che le compete. Così abbiamo visto aggirarsi nei padiglioni del Meeting un visitatore che portava dentro lo zaino, visibile a tutti, una grande statua della Madonna.
[...]
Un gesto in polemica con quello che è successo allo stand Shalom dove la statua della Madonna è stata coperta? «No, nessuna polemica, Maria è regina della pace».
Riportiamo il commento di un lettore: A proposito di Meeting, ci sono contestazioni interne, forse dovute a giochini di potere, fatto sta che il ramo riminese di CL che poi è quello che lo ha sempre organizzato, è stato scavalcato da quello milanese e di fatto esautorato, il clima è superpoliticizzato, unidirezionale, verso il NOM. Se sei cattolico e basta senza sfumature, solo cattolico, magari pure di quelli perseguitati in MO, non ti fanno non solo parlare, ma neanche entrare, la Madonna è stata velata e spostata, spifferi dicono per farsi pubblicità, altri per evitarle di vedere la vergogna che è diventato il movimento di Giussani, PC, aperto a tutti fuorché alla fede cristiana, possibilmente cattolica. Se così fosse, tornino pure a Milano e se la cantino e suonino da loro. Il calo di presenze quest'anno è impressionante, abbondano i grembiuli, forse per la vicinanza della riapertura delle scuole.

Il prete iraqeno che turba il meeting. «Sciiti e sunniti si scannano, ma il loro vero obiettivo sono i cristiani»

Franco Bechis su Libero by Il Timone.

Padre Rebwar Basa è un iracheno di 38 anni, nato ad Erbil e ordinato sacerdote nel monastero di San Giorgio a Mosul. Un religioso nella polveriera di questi anni, che ha vissuto in un Iraq dove i cristiani sono sempre più minoranza, perseguitata da tutti i gruppi islamici del paese e con una vita resa difficile anche dal potere ufficiale. Al Meeting di Rimini per tre giorni è venuto a raccontare la sua storia a chi visita la mostra sui martiri cristiani organizzata dalla onlus Aiuto alla Chiesa che soffre.

22 agosto Regalità di Maria

L’undici ottobre 1954, S. S. Pio XII istituì la festa della Regalità di Maria, da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo il giorno 31 maggio; fu poi trasferita al 22 agosto, giorno ottavo dell’Assunzione, per sottolineare il legame della regalità di Maria con la sua glorificazione corporea.

Ave Regina caelórum,
ave, Dómina angelórum:
Salve, radix, salve, porta,
ex qua mundo lux est orta.
Gáude, Virgo gloriósa,
super omnes speciósa;
vale, o valde decóra,
et pro nobis Christum exóra.
Ave, Regina dei cieli,
ave, signora degli angeli
Salve, radice, salve, o porta
dalla quale è sorta la luce al mondo
Godi, vergine gloriosa,
bella fra tutte le donne;
salve, o tutta santa,
prega per noi Cristo Signore.

STREET THEOLOGY. La Scristianizzazione, o Grande Fuga dalla realtà della Chiesa post moderna dal Concilio Vaticano II a Papa Francesco.

Enrico Maria Radaelli, STREET THEOLOGY. La Scristianizzazione, o Grande Fuga dalla realtà della Chiesa post moderna dal Concilio Vaticano II a Papa Francesco. Edizione Fede & Cultura, in-8°, Verona 2016, pp. 199
L'Autore ne preannuncia la presentazione a Verona, a opera di Mons. Prof. Antonio Livi, Domenica 4 settembre, ore 15,30, nell’ambito del Sesto Festival Nazionale di Fede & Cultura, presso la Sala Convegni del Palazzo della Gran Guardia, piazza Brà.
Saranno presenti, tra gli altri, oltre a Mons. Arcivescovo Luigi Negri e il Prof. Ettore Gotti Tedeschi, oltre naturalmente al Prof. Giovanni Zenone - l’Editore -, e all'Autore.

Uno schiaffo. Anzi, più di uno: adamantino, logica stringente, animo puro, Radaelli ci ha abituati così. E non poteva esservi titolo più indovinato di Street Theology, da “Street Art”, Arte di strada, o da strada, dunque Teologia di strada, o da strada, altro che san Tommaso, per rendere in due parole la drammatica situazione che sta vivendo la Chiesa dal Vaticano II a Francesco, dove tra un papa e l’altro Radaelli, con potenti argomenti, dimostra e illustra una continuità di fondo che però mette in subbuglio quella coi papi precedenti, « come l’arte di un Giotto o di un Michelangelo – scrive – la mette con un Haring o un Basquiat ». È sempre magistero, lì, e qui è sempre arte, ma questa è Street Art, e quella, appunto, è Street Theology.

Negli anni Sessanta c’è stato un passaggio di mano della conduzione spirituale, culturale e morale del mondo, via via più accentuato, per cui oggi a condurre i popoli non è più la Chiesa, ma l’élite laicista, e infatti il mondo si è ateizzato e la Chiesa ha perso milioni di anime, che Papa Francesco sta cercando in tutti i modi di recuperare. Ma chi, come e quando ha causato questo spostamento di leadership?

domenica 21 agosto 2016

A proposito dell'islam come nostro nemico storico, che si considera tale ma che non si vuol più riconoscere

# A proposito dell'islam come nostro nemico storico, che si considera tale ma che non si vuol più riconoscere
"Nemico [in senso politico] non è il concorrente o l'avversario in generale. Nemico non è neppure l'avversario privato che ci odia in base a sentimenti di antipatia. Nemico è solo un insieme di uomini che combatte almeno virtualmente, cioè in base ad una possibilità reale, e che si contrappone ad un altro raggruppamento umano dello stesso genere. Nemico è solo il nemico pubblico, poiché tutto ciò che si riferisce ad un simile raggruppamento, e in particolare ad un intero popolo, diventa per ciò stesso pubblico. Il nemico è l'hostis, non l'inimicus in senso ampio; il polemios non l'echtros. La lingua tedesca, come altre, non distingue fra "nemico" privato e politico, cosicché sono possibili, in tal campo, molti fraintendimenti ed aberrazioni. 
Il citatissimo passo che dice "amate i vostri nemici" (Mt 5, 44; Lc 6, 27) recita "diligite inimicos vestros", "agapate tous echtrous hymon", e non "diligite hostes vestros": non si parla qui del nemico politico. Nella lotta millenaria fra Cristianità ed Islam, mai un cristiano ha pensato che si dovesse cedere l'Europa, invece che difenderla, per amore verso i Saraceni o i Turchi. Non è necessario odiare personalmente il nemico in senso politico, e solo nella sfera privata ha senso amare il proprio "nemico", cioè il proprio avversario. Quel passo della Bibbia riguarda la contrapposizione politica ancor meno di quanto non voglia eliminare le distinzioni di buono e di cattivo, di bello e di brutto. Esso soprattutto non comanda che si debbano amare i nemici del proprio popolo e che li si debba sostenere contro di esso" (Carl Schmitt, "Il concetto del politico", 1932, tr. it. in C. Schmitt, "Le categorie del 'politico', Il Mulino, 1972, pp. 111-2).
Oggi invece si vuole cedere l'Italia, l'Europa, tutto quanto....

L'umiltà e la verità recipienti della Grazia. Quali sono i veri 'charìsmi'

Vi sarà capitato di rendervi conto di non sapere quasi nulla di un certo argomento, proprio mentre l’importante decisione che dovreste prendere richiederebbe la dovuta competenza. Ci si rivolge allora a persone di fiducia, esperte del settore. Quest’atto di “fede” serve dunque per colmare una lacuna. 

Se in molte occasioni questa semplice esperienza l’abbiamo vissuta per comportarci al meglio per un motivo di salute, di soldi o di generici interessi, a maggior ragione dovrebbe valere quando c’è in gioco la vita eterna.

Intanto bisogna avere delle conoscenze essenziali, ma fondamentali, per evitare di farci del male da soli; poi bisogna avere dei riferimenti sicuri per essere ben consigliati quando si deve andar oltre le nostre possibilità.

Oggi, per stare a una metafora abbastanza nota, sta accadendo che chi gestisce l’ospedale (fosse pure quello “da campo”) non sembra affatto conoscere la medicina, pur avendo molto desiderio di curare i feriti e i malati. Nello stesso tempo molti feriti e malati sono ben felici di sentirsi assicurare la salute senza interventi, dolore e fatica, curati dallo zuccherino e la pacca sulla spalla, alla faccia dei sintomi e dei dati degli esami.    

sabato 20 agosto 2016

I trecento cristiani perseguitati dagli islamici in Puglia

Notizia di oggi [qui]. La riproposizione in scala ridotta ma non meno drammatica delle situazioni dei luoghi di origine, in un contesto già degradato e povero di risorse. Alla faccia di chi sostiene che sono "risorse" i "nuovi arrivi"il chi numero non accenna a decrescere, anzi... E tutto questo nel nostro Paese, allo sbando totale!

Fedeli cristiani segregati in Italia, costretti a celebrare messe clandestine, Crocifissi nascosti per evitare che vengano distrutti, bruciati da fanatici islamici. Tutto questo nel Gargano, a 40 km dalla tomba di San Padre Pio in Puglia. La storia, incredibile, la racconta Cristiano Gatti sull'Espresso e Repubblica ne anticipa una parte. Si tratta di 300 immigrati africani, lavoratori stagionali dei campi di pomodoro, che vivono in una vera e propria bidonville sotto costante minaccia di musulmani che vengono da fuori: "Abbiamo paura, sì. Da due anni la domenica preghiamo tra di noi senza farci vedere".

don Elia. L’esecuzione dell’Occidente

Se cerchiamo riparo da ciò che ci attende, torniamo alla Messa di sempre, implorando da Dio la grazia che numerosi sacerdoti possano celebrarla ovunque. Non di quelli che chiamano in chiesa i musulmani a maledirci e ad oltraggiare Nostro Signore durante il santo Sacrificio; quelli hanno già perso la testa.
La società occidentale assomiglia a un prigioniero che, spensieratamente, si stia scavando la fossa con le proprie stesse mani, mentre un miliziano gli tiene puntato contro il mitra con il quale sta per trucidarlo. L’insensata spensieratezza che impazza nel Primo Mondo ci impedisce di vedere la triste realtà. Anche a Berlino, ai primi di maggio del ’45, molti si abbandonarono ad orge sfrenate, ma per “esorcizzare” la disperazione di vedere l’inesorabile rovina e l’incombente morte o prigionia. Noi continuiamo invece a illuderci di essere perfettamente liberi e di non esserlo mai stati tanto prima d’ora. L’incantesimo diabolico che stordisce gli stolidi sudditi della demo(no)crazia sta toccando il culmine, così che le trame occulte del potere progrediscono costantemente, senza incontrare una resistenza adeguata, mediante progetti di legge talmente aberranti da risultare disgustosi a chiunque sia sano di mente. I pochi che vi si oppongono si scontrano con il muro di gomma dell’indifferenza o del cinismo, guardati con sospetto come se i matti fossero loro.

venerdì 19 agosto 2016

Il problema non è il burkini ma la religione che lo impone.

Il problema non è il burkini ma la religione che lo impone. Vietarlo non serve a nulla se non ad alimentare il vittimismo su cui giocano molto i musulmani per lamentarsi di discriminazioni, quando stanno invadendo non solo il nostro suolo e i nostri spazi anche culturali. E dunque, se non reagiamo con vigore, pretenderanno di imporci la loro sharia con annessi e connessi. È questo che bisogna evitare e combattere: la radice del problema non le sue manifestazioni, una delle quali è il burkini, che rappresenta una visione arretrata della donna, che le nostre società hanno superato, magari cadendo in eccessi opposti, ingannevolmente visti come conquiste.

Certo che, se al burkini opponiamo i bikini formato francobollo, non è che si tratti di una conquista della donna. Tutto ciò che esce dalla decenza rende la donna oggetto in entrambi i casi: sia nascosta e sacrificata dentro un burkini che esibita senza remore. Il metro della decenza è dato dal famoso comune senso del pudore, talmente smarrito che non se ne parla nemmeno più, magari per non essere considerati retrivi e bigotti. Bisognerebbe che fossero le donne stesse a proporsi e imporsi secondo la loro sensibilità che non sia di sottomissione né al maschio schiavista né a quello bavoso, ché tale è reso dalla moda dominante; il che significa schiavizzante in altro modo... Il cristianesimo parla di ben altra sottomissione[1]. La verità posta a nudo, dissipa qualunque ideologia. Peccato che abbiamo smesso di diffonderla nella erronea convinzione, che un vero cristiano non può condividere, che "il proselitismo è una sciocchezza". Il nocciolo del problema del nostro esausto Occidente Europeo[2], che si riverbera sul mondo intero, è tutto qui.